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I collari e il loro uso
Quando un proprietario entra in un
negozio di articoli per animali e guarda verso la parete dove sono
esposti i collari, vedrà che la gran parte sono costituiti da un
cordone, tessuto o cuoio, oppure una catena e, a ciascuna estremità, un
anello. Questi collari possono essere poi collegati al guinzaglio
legando i due anelli fra loro (il che formerà un cerchio di dimensione
fissa) oppure formando uno scorsoio (che costituisce un cappio):
agganciando il guinzaglio sul capo scorrevole si otterrà l’azione di
“strangolo” o “strozzo” con cui la metodica viene chiamata riferendo
all’evidenza che il collo dell’animale viene “strangolato”.
È diffuso malvezzo utilizzare i
collari in questo modo, così se il cane tira o strattona viene
strozzato, subendo disagio o dolore o sensazione di soffocamento, lo
scopo è di farlo smettere di tirare. Probabilmente non succederà.
I danni del collare a strangolo
I collari posizionati a strozzo sono
stati usati sui cani per molti anni; sono così comuni che solo poche
persone riflettono bene prima di usarli.
I proprietari dovrebbero forse
rendersi conto che questi (oltre ad essere strumenti d’addestramento
inefficaci) sono la causa di molti problemi fisici e comportamentali fra
cui: |
Segnaliamo il Comunicato Stampa A.S.E.T.R.A.
ASETRA
(Associazione di Studi Etologici e Tutela delle Relazioni con gli
Animali),
vuole segnalare l’esistenza di un problema misconosciuto ma concreto:
quando si monta un collare a strangolo e si agisce strattonando, si
ottiene lo scorrimento di un cappio che si stringe attorno al collo
impedendo il passaggio dell’aria e sottoponendo il cane a disagio o a
dolore, suscitando in lui un sentimento di paura e/o sofferenza. Non
certo il tipo di emozione che vorremmo il nostro amico provasse quando
prendiamo in mano il guinzaglio.
Poiché oggi sempre più
spesso i proprietari si affidano a educatori cinofili o addestratori e
molte sono le segnalazioni che riceviamo in proposito all’uso di metodi
coercitivi o brutali, di cui il collare a strangolo è solo uno dei più
diffusi, occorre allora che i proprietari stessi prendano coscienza di
quello che viene fatto ai loro animali e che può danneggiarne non solo
il fisico, ma anche e soprattutto l’equilibrio psichico.
È necessario rifiutare
che vengano usati metodi e strumenti che possano recare dolore o
spaventare gli animali. La violenza non è mai giustificata. |