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Ieri ho saputo che Macchia (piccola meticcia di
circa 6 anni) è stata riportata in canile dai suoi proprietari.
Non sarebbe una cosa poi così sensazionale, se non
fosse che ho avuto modo di conoscerla 2 anni fa.
Fummo chiamati, su segnalazione di alcuni volontari
del canile, perché Macchia era stata adottata da una famiglia e, siccome
aveva morso alcuni componenti la famiglia volevano riportarla subito
indietro.
Questo problema è abbastanza abituale. I cani
appena adottati, spesso hanno bisogno di un certo periodo d’adattamento
alla nuova situazione ambientale e familiare; alcuni impiegano pochi
giorni, altri necessitano di più tempo, alcuni anche mesi.
I nuovi proprietari invece, pensano che, solo
per il motivo di aver portato via il cane dal canile, questo deve
essergli riconoscente e dimostrare subito, affetto, ubbidienza e quant’altro
necessario per una buona “convivenza” nella loro casa.
Raramente chi autorizza le adozioni, in canile,
ha la possibilità di verificare in anticipo, come le persone
accoglieranno il nuovo arrivato, e soprattutto, se avranno voglia di
attendere i tempi necessari all’adattamento, e se non saranno troppo
“oppressivi” nei suoi confronti. Per molti canili l’importante è mandar
via (al meglio) più ospiti possibile per il loro bene, ovviamente.
Macchia fu presa, perché la mamma anziana, della
famiglia in questione, era rimasta vedova da poco tempo, ed era un in un
periodo critico e a rischio depressione. In famiglia c’erano sempre
stati cani; ai figli era sembrato opportuno tentare di impegnare la
mamma sia fisicamente che affettivamente con un essere vivente
bisognoso di cure e amore. Cosa meglio di una cagnolina abbandonata in
canile?
Ecco quindi la visita tra le tante gabbie piene di
ospiti desiderosi di uscir fuori da quel mondo triste e rumoroso; uno
sguardo, una somiglianza, un colpo di fulmine e la decisione di prendere
lei. La volontaria sorride, rassicura sulla tranquillità e bontà del
cane, ... e in breve tempo Macchia è in macchina verso la nuova
destinazione.
A casa iniziano i primi problemi; Macchia, mal si
adatta a questo nuovo posto; tutti vogliono darle il massimo, ma sono
troppo invadenti.
L'unica è la mamma anziana, c'è feeling; anche se
c'è bisogno di capirsi. Il problema sono tutti quei rumori strani: la
moto del signore che va a lavorare presto alla mattina; la porta
dell'ascensore nelle scale che sbatte; il campanello con un suono così
penetrante. Ogni mattina andare in negozio seguendo i proprietari al
lavoro è noiosissimo. Bisogna stare dietro al bancone insieme a quell'antipatico
del cane della figlia. Poi ogni volta che entra qualcuno, bisogna
avvisare, ..., insomma Macchia deve sempre abbaiare per avvertire dei
pericoli e per allontanare tutti quegli aggressori e qualche volta,
quando le persone non capiscono, deve anche far vedere e sentire i denti
per dissuaderli!
Poi però alla sera, sul lettone della mamma si sta
bene, li ci sono le coccole e le belle parole dolci e calme..., certo
ogni tanto la mamma è un po' invadente e mi toglie un po di posto, ma
basta ringhiottare e tutto torna a posto.
Alla mattina presto, Macchia non sopporta proprio
quella signora che, non si sa perchè, arriva suonando il campanello e
poi appena entra, prende scopa, aspirapolvere e va su e giù per la casa
facendo una sacco di confusione.
Deve provvedere ad allontanarla al più presto e
inizia una sua personale guerra con la signora delle pulizie.
Un giorno viene una coppia che è stata invitata da
tutti i parenti per vedere se era possibile cambiare alcune abitudini;
sono “educatori cinofili”. Questa parola non le piace e giusto per far
capire chi comanda, mentre parlano dà un bel morso a una delle figlie...
Loro non si sono scomposti molto, anzi, hanno cercato di capire, di
comunicare, di entrare in contatto. Era la prima volta, da un po' di
mesi, che qualcuno cercava di capirla anziché sgridarla o punirla. Poi
avevano un po' di bocconcini e, in fondo... si poteva cercare di
trattare... |
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Hanno spiegato a tutta la famiglia, come fosse
importante lasciare a Macchia i suoi spazi, cercare di comprendere le
sue esigenze e il suo modo d'essere. Bisognava aiutarla a ridurre le
tensioni, darle il tempo di imparare e di lasciarsi andare ad aver
fiducia negli uomini.
Macchia, non sa perchè poco dopo la sua famiglia
ha deciso di non incontrare più quei signori, in fondo erano simpatici,
con difficoltà, ma si cercava di capirsi.
Son passati mesi, tanti mesi, in cui Macchia e i
suoi proprietari hanno ripreso a non capirsi. Certe volte sembrava tutto
bene, altre era proprio difficile.
Un giorno arriva un signore, grande e grosso, un
esperto dicono in famiglia, uno di quelli che sanno tutto sui cani e che
pieno di “so tutto io”, guarda Macchia dall'alto in basso, la provoca e
lei ci cade!
Ecco, guardate, è un cane irrecuperabile; non fa
per voi.
La famiglia non aspettava altro, erano ormai due
anni che Macchia era un peso. Non era come quella che avevano prima, lei
sì, li capiva subito... Macchia è “selvaggia”.
E allora? Beh... l'ha detto anche “l'esperto” è
irrecuperabile! Farà morire la mamma di crepacuore! Ma sì in fondo non
l'abbandoniamo! La riportiamo in canile, da dove è venuta! Le abbiamo
dato un'opportunità, ma lei non l'ha saputa sfruttare! Stupida!
Macchia ancora non ha capito bene, si fa mettere
il guinzaglio. Ma che bello andiamo a fare una passeggiata in macchina!
Forse andiamo al mare, come quella volta che ci siamo tanto divertiti!
Ma che strane espressioni! Ma questa strada non è quella del mare; le
ricorda un'altro posto, ...ma quale...
NOOOOOO!!!! IL CANILE!!!! NOOOOOO!!!!
Ecco, tenetela qui, adesso ne scegliamo un altro,
magari piccolo... e la volontaria mostra subito altri due cuccioli. Uno
sguardo, una coccola, forse loro sono giusti! “l'esperto” dice: <Sì, io
me ne intendo! Basta che li guardo negli occhi e so che saranno quelli
giusti!> ... <Sì signora, non si preoccupi, per il mio onorario, passi
pure con comodo!>.
Macchia è lì, in un angolino del suo nuovo piccolo
box, in mezzo a cani che abbaiano. Non sa se piangere o ululare. Non sa
perchè, dopo due anni di amore (certamente difficile), adesso è lì in
prigione, condannata all'ergastolo per una colpa che non ha.
La sua famiglia l'ha scambiata come un fustino di
detersivo: “Le dò due cani al posto di uno!”, ma questa volta nessuno ha
detto: “No, mi tengo il mio che è meglio di due!”
Macchia, noi, quelli che hanno cercato di capirti;
che hanno cercato di aprire la mente alla tua famiglia, fallendo, ti
chiediamo scusa per non esserci riusciti.
Ti vogliamo bene.
G & C
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